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domenica 13 febbraio 2022

Giuseppe Vanni - Transumanesimo

Trasumanar significar per verba non si poria scrive Dante nel Canto I del Paradiso. Nel linguaggio dantesco il trasumanar rappresenta l'aspirazione a superare i limiti fisici della natura umana per ascendere a una condizione di superiore spiritualità. Per Giuseppe Vanni invece, qui alla sua terza raccolta di poesie, il trasumanare è la trappola nella quale cade l'uomo contemporaneo quando tenta disperatamente di trovare un significato più profondo alla propria esistenza.   

L'uomo ormai non si trova più al centro dell'universo, come indicava l'umanesimo quattrocentesco, ma in mezzo a una landa desolata, inaridita dallo strapotere dei mercati finanziari e degli strumenti di comunicazione tecnologica, nella quale ogni tentativo di redenzione è destinato miseramente a fallire. In questo gigantesco meccanismo, dove le relazioni sociali non generano più alcuno slancio innovatore, il potere della Ragione fatalmente regredisce e conduce alla perdita dell'idea di felicità.

La raccolta Transumanesimo, edita da FaraEditore, è costituita da un prologo iniziale e da quattro sezioni: Crepuscolo (2008 - 2019), Zeitgeist - Secolo XXI, a sua volta suddiviso nelle raccolte Declino e Calpestare, e infine Il mondo nuovo (2020 - ?). Il prologo, la poesia Genome Editing, mette subito il lettore  di fronte al tema principale dell'opera: l'illusione della palingenesi, prodotto della scienza moderna, ha reso l'umanità incapace di immaginare un futuro, fondando il suo essere su un eterno presente nel quale si logora incessantemente ogni illusione (in questo tempo /frantumato /in logori conflitti /senza fine). 

Schiava ormai di una mutazione perpetua che produce solo il simulacro del cambiamento, spegnendo in partenza ogni speranza di un reale progresso, e intrappolata all'interno di una logica ossessivamente operativa e procedurale, l'umanità ha smarrito qualsiasi idea dell'esistenza di Dio, cioè di una dimensione metafisica che possa svelarle il senso del proprio destino. 

Ogni tentativo di trascendenza è destinato a logorarsi in un'eterna spirale di emozioni sterili e di solitudine, come recita la lirica Particelle, ispirata al romanzo Le particelle elementari, di Michel Houellebecq (Sfiniti scrutiamo il destino / degli anni millenari / solitarie particelle / degradate / ad entità elementari). Ma esiste una speranza di sottrarsi a un meccanismo tanto pervasivo e totalizzante? Se ne trova qualche traccia, anche se solo in forma ipotetica, nell'ultima parte della raccolta, Il mondo nuovo, nella lirica Anarchia: E' tempo di riprendere il cammino / di recuperare tra le macerie / i frammenti di un nuovo destino: / mai più dell'ideologia unica / l'apologia, ma del pensiero divergente / l'epifania. Tuttavia si tratta solo di un fioco barlume, di una debole fiammella che vacilla nell'oscurità e che non lascia spazio a slanci più ampi e duraturi.

La prima parte, Crepuscolo, è contraddistinta dalla polemiche di taglio sovranista nei confronti dell'Unione Europea e dell'Euro. I temi sono quelli che hanno segnato la discussione nei confronti della moneta unica: lo strapotere delle istituzioni finanziarie ( Riflusso); la mancanza di valori e ideali che ci proiettino nel futuro (Apostasia); la maniacale attenzione agli equilibri di bilancio (Compiti per casa); la precarietà lavorativa e salariale introdotta dalle politiche neo-liberiste legate alla moneta unica (Paraschiavismo); le sempre più crescenti diseguaglianze economiche e sociali (Inversione); il problema dei migranti e dei flussi migratori (Frontiera); infine, l'isolamento generato dal nuovo conformismo sociale in Monade, che in Psicopatologia sfocia nel disagio psichico individuale.

La seconda sezione è intitolata Zeitgeist (letteralmente, spirito del tempo) ed è divisa a sua volta in due parti: Declino e Calpestare. Declino si compone di nove liriche e Calpestare di otto, nelle quali riemergono le tematiche già affrontate in precedenza e che rimangono di grande attualità: in Eterogenesi, ad esempio, riappare l'impressione di essere schiacciati dall'onnipresenza della dimensione tecnologica e finanziaria (Nel buio / ci dibattiamo / lottando contro / il baratro: futuro / senza lavoro / e senza maggese / l'aratro: dov'è / dov'è il robot / il droide / umanizzato.)

In questo deserto emergono, quasi come convulsioni febbrili, delle fugaci speranze suscitate da ciò che rimane della politica (Sale allora dall'aula / sorda e grigia / il reddito di cittadinanza / rinnovata utopia / dell'uguaglianza, Sfregio), ma presto inghiottite dall'avanzata inesorabile del dogma tecnologico ( L'automazione / idolo/ dell'autismo / digitale, Limbo). Eppure il nichilismo del turbo-capitale sembra non riuscire a soffocare ogni traccia di disperata vitalità, unica sembianza di vita ancora presente, come in Soma (Eppure si strugge / per depressione / e ci si sbatte / per disperazione) o in Scintilla (Ma siamo qui e ora / al rintocco / sequenziale / della nuova/ ucronia) o ancora in Germoglio (E' vero il germoglio / che ancora vedi / affiorare / dalla fertile terra / che ti affanni / ad innaffiare?). Si tratta però solo di mendaci illusioni, che vengono presto risucchiate nell'appiattimento generale (Non c'è risposta: / ci sbattiamo  / e ci bruciamo/ camminando / a ritroso / nell'innocenza / perduta /del nostro / umanesimo, Regressione). E allora, in Istrionismi, si affacciano alla mente gli incubi prodotti dall'inesorabile stasi del vorticoso fluire che ci circonda (frantumati come / particelle elementari / alla ricerca dei nostri abbecedari), gli stessi che appaiono in Geist (I baratri del tempo / che si spalanca/ sulle notti insonni / sugli incubi repressi / sul deserto di parole).

La sezione conclusiva, Il mondo nuovo (2020 - ?) con il punto interrogativo che sembra lasciare aperta la possibilità di ulteriori sviluppi, affronta i temi legati alla pandemia e all'emergenza sanitaria, che paiono aver portato a compimento e a definitiva realizzazione le premesse degli anni precedenti. In Posologia la disillusione appare in tutta la sua completezza (La posologia / che ti inchioda / all'eterno presente / della pandemia / prevede la dose / consueta di terrore / veicolata dal media / affamato dall'orrore); in Quarantena esplode tutta l'angoscia per la situazione sanitaria nella quale siamo caduti (Eccolo il futuro transumano / il cuore alla catena / e la vita in quarantena), mentre in Scheggia emerge di nuovo il flusso incessante che ci lascia attoniti e disorientati (E' un fruscio questo viaggiare / un attimo infinito / mille volte rivissuto: / tutto è vento senza posa, / senza bussola un vivere ) e Uomini e cani dipinge a tinte fosche la nuova condizione umana ( E' ora che della pandemia / il ghigno feroce / ti frantuma l'amnistia / la ritrovi l'angoscia / che ti teneva compagnia/ ).

Solo l'epilogo finale, con la lirica Trasfigurazione, lascia una traccia di ottimismo ( rivivrò l'origine / e sarò di nuovo in me / e fuori di me, umano / non più transumano ). Riemerge allora la speranza di recuperare l'innocenza delle origini, l'umanesimo che ci condurrà finalmente alla libertà.

venerdì 13 settembre 2019

Giuseppe Vanni - Paris Necker

Il Paris Necker è un grande ospedale pediatrico di Parigi nel quale l'autore, qui alla sua terza raccolta di poesie, ha trascorso suo malgrado un periodo di grande sofferenza personale per stare vicino al figlio, affetto da una rara malattia genetica. Da quest'esperienza dolorosa Giuseppe Vanni ha tratto l'esigenza di scavare dentro se stesso per tentare di aprire la propria vicenda personale a un significato di respiro universale.

Il tono intimo e a tratti straziante di queste poesie rendono molto difficile rendere conto della loro dimensione poetica e letteraria. A volte il lettore prova quasi imbarazzo nell'essere messo brutalmente di fronte a situazioni tanto private. In un certo senso, lo scandalo di questo libro è il suo interrogarsi sul dolore, il cercare di affrontarne la mancanza di senso all'interno di un meccanismo generale che ne prevede l'ineluttabilità quando invece, a livello mondano, bisogna fare i conti con la  diffusa riluttanza ad ammetterne la presenza. In fondo, in questo rimestare continuo sul senso della sofferenza umana c'è anche una messa in discussione della nostra condizione esistenziale, incanalata a forza sul binario di una sorta di mitologica e, a volte, poco motivata felicità. 

Da questa raccolta di poesie sembra nascere una domanda: possiamo sottrarci al destino che ci vede non solo bersagli ma anche artefici, non solo vittime ma anche carnefici? Oppure siamo intrappolati in un'eterna ruota circolare che non offre vie di scampo?

L'autore ha saputo tramutare un'esperienza tormentata in un messaggio di speranza rivolto verso il mondo. E' riuscito a costruire sopra l'assurdità e la disumanità della condizione del figlio una riflessione in grado di aprire uno squarcio di umanità. Dalle tenebre alla luce, passando per una rielaborazione intellettuale e letteraria del proprio vissuto personale e di quello di altre persone segnate da un destino analogo con le quali Giuseppe Vanni ha fatto conoscenza durante il suo soggiorno nell'ospedale pediatrico.



I testi di "Paris Necker" si snodano lungo una via crucis le cui tappe rappresentano altrettante domande sul significato del dolore e del suo rapporto con il mondo, naturale e sociale. Ogni poesia parte dall'esplorazione della situazione personale e del rapporto dell'autore con il figlio per poi aprirsi a una dimensione universale, come se la sofferenza rappresentasse la chiave di accesso a una conoscenza più profonda del mondo reale.
Si alternano riflessioni sulla natura biologica del destino umano (...se altro non siamo che una sequenza da recitare a memoria., IL CERCOPITECO); tentativi di cercare sollievo nell'enumerazione classificatoria  dei documenti medici (mi rianimo ordino il nostro bagaglio: referti, esami, pareri, dimissioni, TAC-IRM; ne controllo l'esatta disposizione cronologica, il preciso rintocco sincronizzato sulla malattia che ti dà il nome., LA VISITA), sincere ammissioni della propria impotenza personale (...e spero che se vivi avrai pietà di questo padre e del suo coraggio al macero e del gorgo in cui debole affoga nella sera senza di te., RIANIMAZIONE) e accorate constatazioni della vita che sfugge (Da tempo sono appassiti i nostri petali e mai ne abbiamo annusato l'odore., PETITES FLEURS),

Emerge da questa raccolta di poesie la disperazione per un destino del quale non si riesce a intravedere lo scopo, la cui assurdità è esasperata dall'insensibilità e dalla crudeltà di coloro che ci stanno attorno, ormai assuefatti non solo al dolore, ma anche alla propria incapacità di metterne in discussione  la necessità. Nelle descrizioni del ricovero traspare la volontà del padre di essere vicino al figlio, ma anche la paura di non saperlo fare e il senso di colpa che ne deriva. I particolari delle terapie mediche vengono utilizzati come metafore per esplorare la condizione umana, propria e universale (Quanto resta ancora da disinfettare dei giorni a brandelli ricuciti nella sutura parietale?, LA MEDICAZIONE), attanagliati dal dubbio che esista ancora un futuro e che invece tutto finirà per appiattirsi in un eterno presente, fatto di grigiore e di disperazione.

Indubbiamente l'esplorazione di una condizione estrema come quella legata alla malattia del figlio ha consentito all'autore di interrogarsi sul proprio destino da una prospettiva diversa, nella speranza di lenire il dolore incasellandolo in una valutazione freddamente contabile (e del dolore ti chiedo rendiconto delle lacrime ti chiedo riscontro della pietà ti chiedo contabilità, RECHERCHE ), abituati come siamo a una dimensione nella quale persino il sentimento della pietà viene soppesato con il bilancino di una ragione che non ha nulla a che fare con l'umanità.

Le peregrinazioni in una Parigi stanca e spettrale, in preda a un sentimento di profonda solitudine, accresciuto dai dettagli che si offrono allo sguardo dei turisti (bistrot, monumenti etc...) non fanno altro che accrescere il senso di desolazione (E più ancora mi morde il cuore questa grigia stagione nelle sere che consumo tra i vetri appannati dei bistrot e gli sbuffi di fiato sul boulevard deserto in cui come un naufrago cammino..., TUNNEL). Lo sfinimento conduce alla ricerca di verità metafisiche e all'ansia di espiazione  (Se la distorsione occorra indagare, o invece l'oscura trama razionale, l'ignoto peccato che si incarna nel pianto innocente del fragile neonato. A chi la colpa?, ESPIAZIONE), nella speranza esile, ma pur sempre viva, di trovare una via di risalita dal baratro dell'angoscia e dell'umana disperazione.